domenica 17 novembre 2019
22.10.2011 - Antonio Vanzillotta

Il Rossese di Dolceacqua si aggiudica tre bicchieri

Nel ponente ligure è protagonista il Rossese di Dolceacqua. Incontriamo un coltivatore locale che tra mille sacrifici rivela le ottimi espressioni vinicole nella Val Nervia

La Liguria non è una terra facile per il vino; significa operare in una regione dove le vigne e le azienda sono situate in zone impervie. Di conseguenza, i vini di questa regione costano un po’ più della media. Ma se il consumatore è disposto a spendere è perché in questi rossi eleganti trova qualcosa di diverso dal  resto del prodotto nazionale. Dopo un autunno eccezionale incontriamo nella storica Vallecrosia Alta l’unico vinicultore vallecrosino Giuseppe Galluccio produttore locale di Rossese di Dolceacqua Superiore.

Lo incontriamo nella sua cantina e ci riceve tutto vestito di bianco sembra quasi un infermiere. Giuseppe è un uomo tutto d’un pezzo, sincero come la sua stretta di mano possente e callosa. Ha sempre coltivato la vigna a Dolceacqua, racconta Giuseppe, sin dagli anni 70 e l’uva la vendeva alla locale Cooperativa. Dopo molti anni passati a raccogliere i preziosi grappoli per poi farli macinare a qualcun' altro, questo agricoltore oramai dai capelli grigi ha deciso dallo scorso anno con l’ausilio di un enologo di pigiare lui la sua uva. Così, con i suoi risparmi, effettuando un passo dopo l’altro e senza chiedere nulla a nessuno, si è sistemato una classica cantina dalle volte in pietra ed ha iniziato a produrre il ‘Rossese’ in modo tradizionale e tutto a norma, sottolinea.

Esemplare persino la cura delle viti senza additivi; solo prodotti classici: zolfo e verderame. Alla domanda di quanto vino produce Giuseppe alza le spalle al cielo e risponde: “Nelle colline di Dolceacqua ho circa 2.400 piante e fruttano approssimativamente 20 ettolitri di nettare di bacco". Lo scorso anno  ha iniziato la produzione e quest’anno ha iniziato a vendere le sue bottiglie; le vende a privati e negozi locali ma senza grilli per la testa dice il viticultore "ho il mio orticello e non faccio concorrenza a nessuno vendendo le mie bottiglie a prezzi di mercato perché tutti dobbiamo mangiare!". Nella cantina che visitiamo sentiamo odore di vino allora Giuseppe ci fa notare i barili d’acciaio in cui riposa il mosto di quest’anno.

Gli chiediamo allora se a novembre si assaggia! No spiega: “Il Rossese superiore non è un vino qualsiasi, già dopo la macinazione (l’atto che toglie il raspo) il mosto viene fatto riposare con gli acini nelle tinozze una decina di giorni, dopo viene pigiato e messo a riposo. Data la sua alta gradazione ( 13°% circa) deve riposare minimo 9 mesi. Viene imbottigliato prima dell’arrivo dell’estate sempre curato nei minimi dettagli" continua Giuseppe  "come i tappi, rigorosamente di sughero e solo loro costano all’ingrosso circa 0,50 centesimi di euro l’uno!".

Dopo la chiacchierata svoltasi all’ingresso della cantina, entriamo dove riposano le bottiglie, tutte rigorosamente adagiate e coperte con stuoie di sughero. Mentre ne impugna una per aprirla per un assaggio ci accomodiamo in un angolo a contemplare la cantina di questo produttore ligure che con dovizia ed impegno cura meticolosamente il suo vino.

 

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